| A Sarzana per combattere asfalto e cemento |
|
|
|
| Scritto da comunicARTurismo |
| Martedì 21 Settembre 2010 09:47 |
|
Più di 350 persone provenienti da 11 Regioni italiane hanno seguito ed animato a Sarzana (La Spezia) le due fittissime giornate di lavori della seconda assemblea nazionale del Movimento "Stop al Consumo di Territorio". Un segnale di grande importanza per il futuro dell'attività di questa giovane "Rete" che ha voluto confrontarsi a partire da un interrogativo: dopo quasi due anni, dopo che il tema del consumo di suolo è finalmente entrato nell'agenda delle priorità ambientali e sociali della nostra politica nazionale, è ancora il caso di proseguire con la "forma Movimento" oppure è meglio trasformarsi in Associazione o, semplicemente, chiudere l'esperienza e procedere nella crescita della sola campagna nazionale? La risposta è stata unanime: il Movimento vada avanti e si rafforzi; restando Movimento, mantenendo cioè la propria struttura "sbarazzina" e priva di organigrammi. Semplicemente, intervenga nella propria organizzazione creando gruppi di lavoro ancor più allargati e che comprendano il più possibile rappresentanti di tutte le Regioni e Province. Con una battuta, alla chiusura dell'incontro assembleare, si è detto: "il Movimento è oggi numericamente grande, facciamolo ora diventare un Grande Movimento". Per comunicARTurismo il consumo di territorio è per l'Italia - paese meraviglioso per le sue ricchezze di storia, arte, cultura, gusto e paesaggio - una malattia molto grave: un vero e proprio cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno (per dare un’idea precisa, a partire dal 1950 è stata seppellita sotto il cemento un’area grande quanto l’intero nord Italia). Non vi è angolo del Bel Paese in cui non vi sia almeno un progetto a base di gettate di cemento: tra piani urbanistici sempre ottimisti e speculazioni edilizie, tra nuovi insediamenti residenziali, industriali, commerciali e logistici, tra previsioni di grandi opere autostradali e ferroviarie, porti e aeroporti, turistici, civili e militari. E minacce di nuovi condoni (nel 2010 sono già 8 le proposte di legge approdate in Parlamento su questo tema). Eppure dovrebbe essere ormai chiaro che non si può andare avanti così. La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto. "Dobbiamo rafforzare il nostro progetto della Alleanza per le Qualità Territoriali" - spiega il presidente, Federico Massimo Ceschin - "perché lo scambio di buone pratiche tra Amministrazioni locali deve diventare prassi per contenere il consumo di suolo, ridurre gli sprechi e produrre politiche territoriali improntate alla qualità della vita, nelle zone urbane come nelle aree rurali". "Riteniamo sbagliato continuare a ritenere la presenza di ruspe e gru un segnale di sviluppo" - prosegue - "perché la ricchezza del Paese passa per il benessere delle comunità locali e per azioni in grado di produrre sviluppo sociale e culturale, non cer to asfalto e cemento". |
| Questo articolo è stato letto: 423 volte |



