| Trivellazioni alle Isole Tremiti: due domande al Ministro |
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| Scritto da comunicARTurismo |
| Venerdì 29 Aprile 2011 08:30 |
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Pubblichiamo la lettera indirizzata dal presidente onorario di comunicARTurismo al Ministro, on. Stefania Prestigiacomo. C'è qualcosa di anomalo nella serenità con cui la Ministro Stefania Prestigiacomo ha autorizzato le trivellazioni a 26 miglia dalle Isole Tremiti, ma proprio non riesco ad immaginare la fonte. La mia, lo confesso, è pura invidia: vorrei poter essere altrettanto sereno.
E' noto che la richiesta della Petroceltic ricada su uno specchio d'acqua che rispetta rigorosamente i limiti di legge, la quale impone che le ricerche di idrocarburi siano svolte ad almeno 5 miglia dalla costa, oppure 12 miglia in caso di zone protette tutelate da normative nazionali o locali. Ed è altrettanto evidente che la tipologia e la qualità delle verifiche e degli accertamenti svolti, affidati all'ISPRA, siano corredati da pareri tecnico-scientifici così rigorosi e autorevoli da generare una certa rassicurazione. Nutro però la netta sensazione - anche per esperienza personale - che la politica non ami farsi scudo dei tecnicismi. Troppo spesso ho visto criteri di opportunità e di circostanza trionfare anche sui modelli scientifici più affermati ed incontrovertibili, tanto da far comunemente ritenere che la politica abbia le sue ragioni che la ragione non conosce. Ma lanciare un guanto di sfida a tre Regioni, varie Province, oltre un centinaio di Comuni, l'intero movimento ambientalista e associativo di Puglia, Molise e Abruzzo, mi appare atto di estremo coraggio politico, se suffragato da una semplice relazione tecnica. Ci dev'essere per forza qualcosa di più. Soprattutto in un momento di grande fragilità, di crisi e di guerra, in cui il Paese è attanagliato da ben altro ordine di priorità, non riesco francamente a comprendere se la Ministro si senta così sollevata dai risultati delle analisi oppure se, più banalmente, abbia le mani legate dalla normativa che il suo stesso dicastero ha promosso, in senso restrittivo e con il placet delle associazioni ambientaliste, soltanto un anno fa. Personalmente, sono convinto che le ricerche di idrocarburi dovrebbero essere interdette, anche soltanto in via del tutto cautelativa, dall'intero mare Adriatico - se non da tutto il Mediterraneo - dato che assomiglia più a un lago dai bassi fondali e dalle correnti non certo paragonabili a quelle di Oceani nei quali comunque un guasto tecnologico o un errore umano si trasformano in disatro ecologico di portata planetaria. Mi rendo pienamente conto, per altro verso, che questa sia posizione minoritaria. Altrimenti non saprei come spiegare a mia figlia che nel terzo millennio le petroliere ancora attraversano la laguna di Venezia, ecosistema di fragilità più unica che rara, area Ramsar, super protetta, per alimentare ciò che resta del polo petrolchimico di Porto Marghera. L'esistenza stessa di un dibattito sul nucleare dimostra che questa visione dell'economia è troppo soft per chi governa. Per chiunque governi. E che le valutazioni di opportunità politica di cui ci hanno nutrito nei decenni scorsi sono ormai superate dalla logica del mercato, ormai globalizzato, nel quale l'interesse finanziario di una multinazionale irlandese vince sulle resistenze delle comunità locali italiane, pur legate a criteri di sicurezza, salute, benessere e qualità della vita e dell'ambiente. Figuriamoci la tutela degli ecosistemi. Cerco quindi di essere comprensivo e moderato. Ammetto di essere minoritario e fors'anche superato. Ma tutto ciò nonostante, prima di potermi dire sereno quanto l'on. Prestigiacomo, sarei lieto che qualcuno mi aiutasse a superare due grandi perplessità: una prima di carattere geomorfologico e una seconda di scenario strategico, prima ancora che economico. Può anche darsi che, nell'affrontarle, si possa offrire un qualche supporto alla Ministra nel caso in cui - come ritengo - il suo assenso alle trivelle fosse da imputarsi all'impossibilità di argomentare cause ostative. La prima considerazione riguarda la cosiddetta "Faglia di Mattinata": il territorio del Gargano risente degli effetti dei centri sismici del matese, del beneventano e dell’alta Irpinia, aree nelle quali si sono verificati alcuni dei maggiori terremoti della storia italiana, e di quelli della regione ellenica e del Mar Egeo. Anche recentemente, due terremoti con caratteristiche di elevata intensità sono avvenuti il 30 Settembre 1995, con Magnitudo di 5.2 e il 29 Maggio 2006 con Magnitudo di 4,9. Ma sarebbe sufficiente leggere il sismografo dell'ultimo mese per riscontrare almeno quattro modeste scosse di assestamento. Il Gargano nasce dalla medesima collisione responsabile della formazione delle varie catene montuose italiane, anche se in tempi differenti, tra Miocene e Pliocene: quella avvenuta tra la Placca Africana e la Placca Europea. Le faglie, così formatesi, sono responsabili dei terremoti che si generano quando l’energia accumulata nelle rocce supera la loro resistenza e queste si “rompono”. La rottura, avviene attraverso la fratturazione delle rocce che si spostano tra di loro (faglie) e l’energia viene dissipata sotto forma di onde sismiche e calore. La ormai famosa “Faglia di Mattinata”, in particolare, divide in due il Gargano e sul suo allineamento sono presenti numerosi importanti centri abitati, come San Marco in Lamis, San Giovanni Rotondo, Monte Sant'Angelo e Mattinata. Nella città di san Pio, in particolare, insiste uno dei centri ospedalieri di maggiore importanza del nostro Paese. La prima domanda è: la Valutazione di Impatto Ambientale richiesta per le trivellazioni ha preso in considerazione questi fattori? Siamo sicuri che svuotare sacche di gas e petrolio dal sottosuolo non provochera fenomeni di subsidenza che metteranno in pericolo - oltre che l'ecosistema - centinaia di migliaia di vite umane? Non sono un tecnico della materia e mi fermo qui. Per rivestire immediatamente panni che mi sono più appropriati e promuovere una seconda considerazione. Da mesi ormai l'intero Mezzogiorno guarda con speranza e cerca nuovi sensi di prospettiva nel varo dei nuovi POIn (Programma Operativo Interregionale). In particolare la misura su “Attrattori culturali, naturali e turismo” vede le Regioni dell'Obiettivo Convergenza proiettare le proprie speranze in modelli economici virtuosi che possano disegnare nuovi scenari di competitività, o almeno di sostenibilità. Al di là dei problemi di "decollo", i POIn individuano nel Gargano uno dei principali Poli in grado di attrarre ingenti risorse (centinaia di milioni di euro) volte ad aumentarne l'attrattività turistica, sia sotto il profilo strutturale che di animazione sociale, culturale e ambientale. Più ancora, il "polo" Gargano si contraddistingue dagli altri proprio per la sua vocazione naturalistica, in considerazione della presenza di una biodiversità straordinaria che l'ha reso degno di tutela come Parco Nazionale. La seconda domanda è: ha senso investire con una mano centinaia di milioni di euro per valorizzare un'area di pregio ambientale unica al mondo, tra le più belle coste del Mediterraneo, mentre con l'altra si deturpa il suo paesaggio, si inclina la sua ricchezza biologica, si espone al rischio di disastri ambientali e geomorfologici? Federico Massimo Ceschin presidente onorario di comunicARTurismo
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